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Le aziende hanno il dovere di adottare misure incisive per prevenire e sanzionare le molestie sul lavoro Le molestie sessuali nei luoghi di lavoro rappresentano una grave violazione della dignità del lavoratore e minano profondamente il clima aziendale, la fiducia e la sicurezza tra colleghi, con importanti ricadute sulla reputazione e produttività aziendale. Lo ribadisce la Corte di Cassazione nella sentenza n. 13748/2025 riaffermando il principio della "tolleranza zero" verso tali condotte. La vicenda prende avvio da una denuncia presentata da un dipendente, il quale riportava di essere stato vittima, per mesi, di attenzioni sessuali indesiderate, frasi a sfondo esplicito e comportamenti insistenti, da parte di un'altra dipendente, anche alla presenza dei colleghi. Da qui, il licenziamento per giusta causa. In primo grado, il Tribunale di Milano (sent. n. 3819/2023) confermava il provvedimento, ritenendo che tali condotte fossero sufficienti a ledere in modo irreparabile il vincolo fiduciario, e in violazione del Codice di Condotta aziendale. Diversa la valutazione della Corte d'Appello (sent. n. 471/2024), che pur riconoscendo la veridicità dei fatti contestati, aveva ritenuto sproporzionato il licenziamento, mancando precedenti disciplinari e danni gravi all'organizzazione aziendale. Da qui l'annullamento del licenziamento e la condanna dell'azienda al pagamento di un'indennità risarcitoria. La Cassazione, tuttavia, ha riformato questa decisione, richiamando principi consolidati: la molestia sessuale costituisce una grave violazione dei diritti fondamentali della persona, come sancito dall'art. 2 e 3 della Costituzione e dall'art. 26 del Codice delle pari opportunità. Tali condotte ledono l'integrità morale dei lavoratori e devono essere valutate con riferimento alla sensibilità sociale attuale, che esige un ambiente lavorativo sicuro e rispettoso. La sentenza riafferma così un principio essenziale: la tutela della persona nel contesto lavorativo è irrinunciabile e prevale su ogni valutazione attenuante quando si tratta di comportamenti molesti. Le imprese hanno non solo il diritto, ma anche il dovere ex art. 2087 c.c., di adottare misure incisive atte a prevenire e a sanzionare tali condotte, tutelando l'integrità psicofisica dei lavoratori. In questo contesto, il licenziamento per giusta causa si conferma una risposta proporzionata e necessaria. Copyright Leexè 2026 | riproduzione riservata |
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Molestie sul lavoro: la Cassazione conferma il principio di tolleranza zero.
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